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IL TRENTINO INCONTRA I SUOI MISSIONARI IN
America
Trento, 26 settembre - 1 ottobre 2011
     
UN VIAGGIO CHE CONTINUA...
Dall'America al Trentino, per parlare di missione, certo, ma anche della storia, dei problemi, delle potenzialità, delle speranze di un Continente il cui futuro è legato al nostro futuro. Stiamo parlando naturalmente dei nostri missionari in terra sudamericana giunti in Trentino per la terza edizione di Sulle rotte del mondo, manifestazione organizzata dalla Provincia autonoma di Trento e dall'Arcidiocesi di Trento

Messaggio

02 Ottobre
MESSAGGIO DEI MISSIONARI IN AMERICA ALLA CHIESA DI TRENTO
Ringraziamo di cuore la comunità trentina, che ci ha dato l’opportunità di ritrovarci insieme, di rivedere i volti dei nostri amici, di condividere e confrontare le nostre esperienze, di rinnovare i legami con la nostra terra e di fare memoria della nostra storia. Ci ha fatto piacere registrare la simpatia nei nostri confronti da parte della società trentina sia civile che ecclesiale: i momenti di incontro con la cittadinanza sono stati sempre molto partecipati e anche i giovani, nelle diverse scuole, hanno dimostrato interesse e attenzione. Ci siamo anche resi conto subito dei cambiamenti che stanno avvenendo nel nostro Trentino per la presenza di tante persone di altri paesi e di altre lingue; ci ha fatto piacere ritrovare anche qui una situazione che mette in risalto le diversità e la necessità di sviluppare atteggiamenti di accoglienza e di accettazione del volto sempre più multietnico e multiculturale della società.
Abbiamo anche noi fatto l’esperienza di essere stranieri in una terra non nostra, che abbiamo cercato subito di amare, e questo ci ha segnati profondamente: abbiamo ricevuto l’accoglienza cordiale e generosa da parte del popolo e abbiamo imparato a lasciarci guidare pazientemente alla scoperta di realtà e culture che non ci appartenevano. Questo ci ha permesso pian piano di lasciare che i nostri occhi e i nostri cuori si riempissero dei volti dei poveri, degli emarginati, dei neri, degli indigeni, dei bambini di strada. La realtà della vita di questi popoli è penetrata sempre più in noi, fino a occupare e trasformare il nostro modo di pensare, di sentire e di credere. Ci piace pensare che questo possa accadere anche qui, nella nostra terra, nei confronti dei rifugiati e degli immigrati, sempre più numerosi e diversi.
Sentiamo il dovere di far conoscere alla comunità trentina alcune riflessioni che sono state oggetto dello scambio tra di noi e che desideriamo lasciare a tutti come messaggio che viene dalla nostra esperienza missionaria. Anche l’America latina è immersa in un processo di trasformazione che non è scevro da contraddizioni e da involuzioni e che a volte ci fa soffrire; non vogliamo dare l’idea che tutto sia facile e meraviglioso ma vogliamo mettere in evidenza quelle situazioni che hanno dato vigore alla nostra speranza, che hanno rafforzato la nostra gioia di vivere e che hanno purificato la nostra fede.
  • Abbiamo trovato, e contribuito a formare, una Chiesa di popolo, come l’ha illustrata il Concilio, nella quale la partecipazione dei laici, dei giovani, delle donne è molto sentita e dove si mantiene viva e appassionata la ricerca di forme nuove per rispondere alle esigenze e ai cambiamenti della storia. La vivacità, l’originalità, la sapienza dei poveri nella comprensione della Parola di Dio e della storia, il loro coraggio nell’azione, la loro forza di resistenza sono state un dono grande, una lieta sorpresa e una nuova iniziazione alla fede cristiana. Abbiamo visto concretamente che lo Spirito Santo soffia ancora e ispira la vita della gente, quando si favorisce il diritto-dovere di tutti ad esprimersi, a partecipare, ad assumere responsabilità in prima persona. La liturgia celebrata in modo caldo e coinvolgente, gli incontri biblici, le riunioni delle comunità ecclesiali di base, le modalità di partecipazione hanno fatto fiorire gli impegni di servizio al Regno di Dio negli ambiti più svariati della vita sociale e le disponibilità per la crescita della Chiesa stessa.
  • La persona di Gesù, nella sua splendida umanità, è stata sempre il motivo ispiratore centrale della nostra vita. Lo abbiamo trovato nella Chiesa e nel Vangelo e lo abbiamo amato con passione; ma poi lo abbiamo incontrato vivo e incarnato nei volti e nelle parole della gente, nella ricchezza della loro umanità, nella generosa ospitalità, nella dignità della loro sofferenza, nella semplicità e concretezza della loro laboriosità. L’umanità dei poveri ci ha arricchito e ci ha insegnato a scoprire lezioni di vita grandiose, proprio nella concretezza del vivere quotidiano dei poveri; ci ha anche spinti a conoscere sempre più da vicino le persone e la realtà delle famiglie, a entrare nelle case e nei villaggi, a frequentare il mondo del lavoro, ad ascoltare le loro fatiche e i loro sogni, a condividere le preoccupazioni e le lotte degli oppressi. Questo contatto forte con la realtà, con l’umanità dell’uomo, ci ha anche aiutato a conoscere meglio e ad approfondire la stessa umanità di Cristo.
  • La chiamata alla missione è elemento comune di tutti i battezzati; nessuno è esonerato dall’impegno di rendere testimonianza della propria fede. La testimonianza va vissuta a tutti i livelli, al servizio della vita in abbondanza che Gesù ha promesso. Essere missionari non vuol dire prima di tutto partire verso un’altra terra e nemmeno limitarsi a sostenere la organizzazione ecclesiale ma significa soprattutto mettersi al servizio del Regno, di questo straordinario progetto di Dio di dare piena dignità e valore alla vita di ogni creatura e di creare relazioni nuove nella società a tutti i livelli. L’uomo, diceva Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato, è la via della Chiesa: il servizio all’uomo, semplicemente perché uomo, prima di ogni caratterizzazione di razza, cultura e religione, il servizio alla fraternità tra tutti gli uomini, la difesa dell’ambiente naturale e la valorizzazione delle diversità culturali e spirituali sono i pilastri fondamentali della missione affidata ai discepoli di Gesù Cristo. Come lui stesso ha fatto, anche noi siamo mandati ad evangelizzare i poveri e a far respirare aria di libertà e di speranza a tutti, incominciando da chi è diminuito nella sua dignità. L’opzione preferenziale dei poveri, la predilezione per i mezzi poveri e la testimonianza personale di povertà non devono essere dimenticate nella vita e nella missione della Chiesa.
  • La Parola di Dio non è imprigionata. Abbiamo potuto osservare la sua corsa in America Latina. La Bibbia è stata messa al centro della vita pastorale e si è prodotto una grande mole di lavoro per spiegarla e farla conoscere a tutti, anche agli analfabeti, ma soprattutto è stata messa in mano alle persone, leggendola insieme nei piccoli gruppi. Abbiamo scoperto che esiste una sintonia del tutto immediata e particolare tra la gente semplice e la Sacra Scrittura: la gente riesce a immedesimarsi e a dare una lettura concreta, nutriente, coinvolgente, a fare cioè esperienza del Dio della vita, che anche oggi dialoga con il suo popolo e lo guida per i sentieri della conversione, della giustizia e dell’amore. E’ la Parola che suscita profeti in mezzo ai poveri, che sostiene i martiri, che aggrega la comunità, che moltiplica gli animatori laici, che fa sorgere nuove comunità. La Parola deve illuminare tutto, anche i Sacramenti e le varie devozioni, e deve fornire i criteri che orientano le scelte di vita.
  • Ci colpisce in modo particolare la presenza e l’azione determinante della donna nella società e nella Chiesa. Ma mentre nella società la donna ha trovato la possibilità di evolversi e di arrivare anche a posizioni di grande prestigio e responsabilità, notiamo che invece nella Chiesa questo è ancora precluso alla donna. Si riservano alle donne ruoli secondari, di servizio materiale e operativo; è vero che nella partecipazione attiva la donna ha trovato spesso la opportunità per crescere, per acquistare sicurezza, per guidare gruppi e attività ma stupisce il fatto che non abbia ancora la possibilità di avere ruoli decisionali. Il maschilismo è ancora molto forte nella società ma consideriamo che il clericalismo è ancora peggiore. Si assiste a volte a un processo di restaurazione clericale, che porta non pochi sacerdoti a rivendicare solo a loro stessi il ruolo di guida, a concentrare tutto nelle loro mani, a bloccare esperienze di animazione della liturgia o della vita della comunità da parte dei laici, e delle donne in particolare. Finché si tratta di criticare politica ed economia, come cristiani riusciamo anche a dire che un altro mondo è possibile e necessario; non abbiamo lo stesso coraggio e la stessa franchezza per dire che anche un Chiesa altra è possibile, necessaria e urgente.
Infine, ci sembra bello concludere affermando che condividiamo le priorità del piano pastorale della Diocesi e noi stessi le assumiamo con convinzione: risultano pienamente concordi con quanto noi stessi stiamo facendo nelle terre dove siamo stati inviati e con quello che il Signore ci chiede. La difesa della vita passa anche attraverso queste scelte. Questo incontro tra di noi missionari in America ha rinforzato il nostro entusiasmo e la nostra voglia di vivere per il Regno, amando fino in fondo le persone che il Signore ci ha affidato e fatto conoscere; ripartiamo arricchiti dallo spirito di solidarietà e condivisione che abbiamo vissuto in questi giorni ; ci auguriamo che la nostra presenza abbia dato anche a tutti voi nuovo vigore e disponibilità per una Chiesa umile e libera, aperta alle novità dello Spirito, capace di accogliere i segni del tempo e impegnata al servizio del mondo di oggi per amore del Regno.